CENTRO ITARD presso VILLAGGIO MUSICA

IL  METODO  CRISPIANI

CLINICA  DELLA  DISLESSIA  E DISPRASSIA

UN MANIFESTO DEL METODO E DELLA TEORIA PRASSICO MOTORIA

La condizione dislessica non è una patologia.

La condizione dislessica include sempre Dislessia, Disgrafia e Disturbi delle abilità matematiche (è un disturbo integrato), costituisce un Disturbo delle Funzioni esecutive nel senso della Disprassia, una forma di disordine funzionale (non di deficit), e comporta sempre una forma di Dislateralità presente o pregressa.

La persona dislessica è tendenzialmente lenta, a volte alterna lentezza e precipitazione, sempre esprime insufficiente organizzazione nel tempo e nello spazio, a volte eccede nella precisione e nell’ordine. Quasi sempre manifesta esitazioni nell’incipit dell’agire di ogni tipo.

Spesso il linguaggio del dislessico è lento o precipitoso, non reca disturbi di ordine semantico (simbolico, fonologico), ma di ordine motorio (esecutivo, sequenziale, fonetico, es. inversioni, interruzioni, disfluenza, lentezza/precipitazione).

La condizione dislessica è un disturbo parzialmente pervasivo ed interessa principalmente l’esecutività delle condotte nel loro ordine sequenziale, pertanto :

LA DISLESSIA E’ UNA DISPRASSIA SEQUENZIALE.

 

                                      SISTEMA     CO. CLI. T.E.

            (COGNITIVO,CLINICO,TRATTAMENTO EDUCATIVO)

 Ci sono bambini, ragazzi e adulti che leggono male e, di conseguenza, non amano leggere, o manifestano prestazioni insufficienti in settori quali il leggere, lo scrivere, il contare o l’incolonnare operazioni, comprendere problemi matematici, corrispondere a richiesta o consegne multiple, comprendere agilmente messaggi verbali lunghi… la persona di cui stiamo parlando è dotata di normale intelligenza, ma è affetta da un disturbo funzionale, la Sindrome Dislessica, che ha tre ambiti di manifestazione: Dislessia (Disturbo specifico della lettura), Disgrafia (Disturbo specifico delle abilità grafo-motorie e della scrittura), e Discalculia (Disturbo specifico del calcolo e delle abilità matematiche). Intervenire si può: l’azione dell’insegnante può prevenire il disturbo con la promozione di attività in favore della motricità coordinata, dell’organizzazione spazio-temporale, della fluidità linguistica; può recuperare il disagio, non bypassando il problema, ma fornendo al ragazzo  aiuti e misure compensative per guidare il ragazzo lungo un percorso di recupero e di rinforzo che lo avvii all’autostima e alla conquista delle competenze di base.